Forse
non basta che non sia primo nella lotta?
Nessuno
ha fama di maestro in ogni gioco.
E
questo dico e questo sarà fatto :
gli
squarcerô le carni, gli spaccherô le ossa :
vengano
i suoi compagni qui vicino
per
trascinarlo via, rotto dalle mie mani».
Così
disse e tutti rimasero fermi in silenzio.
Solo Eurìalo fu in piedi, uomo simile a un dio,
figlio
del re Mecìsteo Talaiònide,
che
vinse i giovani di Tebe ai ludi funebri
in
onore di Edipo. Intanto
l’assediava
`il
Tidide, famoso nel lancio dell’asta,
l’indtava
alla voce con voti di vittoria.
E
gli legava ai fianchi la cintura
e
gli porgeva le strisce di bue selvaggio
tagliate
con arte. E gli atleti ormai pronti
avanzarono in campo e, l’uno
contro l'altro,
alzate
le mani robuste si colpivano insieme
e
incrociavano i pugni pesanti.
Tremende
scrosciavano le mascelle e scorreva
il
sudore sul corpo. Ma il mirabile Epéo
s'avventa
e martella sulla guancia
anche
se l'altro vigila ogni colpo :
né
ora più a lungo résiste Eurialo in piedi
perché
gli si piegano le splendide ginocchia.
E
corne quando il soffio di Borea rovescia il pesce
sulla
spiaggia viscida d'aighe e la nera onda lo copre,
cos
il vinto stava inerte a terra. Ma Epéo,
generoso,
lo sollevò di sotto le braccia.
E
corsero i fedeli compagni a portarlo via:
e
strascinava i piedi e sputava sangue denso
col capo riverso da un lato. E
appena fuori,
ancora
svenuto lo adagiarono fra loro.
E
avevano con sé la coppa, premio di Eurìalo.