Finito
di spogliarlo, Achille dal piede veloce
disse
rapidamente queste parole :
«Amici,
comandanti e gregari degli Argivi,
ora
che gli dèi mi hanno permesso di uccidere
quest'uomo
che ci ha dato molti mali,
più
di tutti gli altri insieme, andiamo lungo
le
mura con le armi per sapere qualcosa dèi Troiani,
e
prima, se, caduto Ettore, lasceranno la città alta
o
vogliono ancora resistere. Ma perché la mia mente
pensa
queste cose? E là tra le navi, senza tomba
né
pianti il corpo di Patroclo. Come dimenticarlo
finché
sarò vivo e potrò muovermi? Se poi nell’Ade
non
si pensa agli altri morti, anche là
mi
ricorderò del caro amico. Ora, giovani Achei,
cantando
l’inno di vittoria, andiamo verso le navi
trascinando
Ettore. Abbiamo avuto una grande gloria
uccidendolo.
I Troiani gli rivolgevano preghiere
corne
a un dio». Disse; e pensava ad azioni
infami
contro Ettore. Gli bucô i tendini
dietro
i piedi, dalle caviglie al calcagno,
vi
fece passare due liste di cuoio
e
lo legò al carro lasciando pendere la testa
per
farla strisciare a terra. E salito sul carro,
tenendo
alte le armi gloriose, sferzò i cavalli
che
subito volarono. Un turbine di polvere
si
alzò intorno al corpo trascinato :
sconvoiti
i capelli d'un nero quasi azzurro,
la
bella testa dentro la polvere. Così volle Zeus :
i
nemici dovevano trattarlo con infamia
nella
sua patria. La madre di Ettore, vedendo il figlio
con
la testa sporca di terra, si strappava i capelli,
e
gettando il velo scoppiò a piangere forte.