Senza
riposo intorno al corpo di Patroclo
le
lance si urtavano tese e inoiti cadevano uccisi.
Qualcuno
dei Danai gridava :
«
Amici, non è segno d'onore tornare alle navi,
meglio
che qui si apra per noi la terra nera
che
lasciare ai Troiani la gloria di portare
le
spoglie di Patroclo in città». E qualche Troiano diceva:
«Nessuno
lasci il campo. Anche se il destino
décide
la nostra morte su questo corpo».
Alle
parole cresceva la furia dei soldati.
Si
battevano, e il rumore degli scontri,
delle
lance, giungeva continuo per l'aria
fino
al cielo. Ma i cavalli di Achille,
estranei
alla battaglia, piangevano la morte
dei
loro auriga gettato nella polvere
da
Ettore maestro di stragi. Invano
Automedonte,
il
forte figlio di Dioreo, con lievi frustate
o
con le carezze o con dolci parole o minacce
li
incitava. I cavalli non entravano nella lotta
né
volevano tornare verso l’Ellesponto e le navi.
E
ognuno di essi restava immobile come una stele.